PERSONE Stampa
23/04/2001

Un merceologo inquieto

Introduzione a: G. Nebbia, “Risorse, merci, ambiente. Saggi raccolti per il 75° compleanno dell’autore a cura di Elsa M. Pizzoli, Luigi Notarnicola, Ottilia De Marco e Gigliola Camaggio”, Bari, Progedit, 2001, p .xiii-xviii

 

 

Un merceologo inquieto 

 

 

Elsa M. Pizzoli, Luigi Notarnicola, Ottilia De Marco, Gigliola Camaggio

 

 

In occasione del 75° compleanno di Giorgio Nebbia, professore emerito di Merceologia nella Facoltà di Economia dell’Università di Bari, un gruppo di colleghi ed amici ha voluto raccogliere alcuni suoi scritti, per lo più recenti e inediti, insieme ad una bibliografia dei suoi principali lavori.

 

Giorgio Nebbia, nato il 23 aprile 1926 a Bologna, dopo aver conseguito la maturità classica si è iscritto alla Facoltà di Ingegneria; quando era ancora studente è entrato nell’Istituto di Merceologia della Facoltà di Economia e Commercio, come si chiamava allora, dell’Università di Bologna, diretto dal prof. Walter Ciusa (1906-1989) col quale è iniziata una lunga collaborazione scientifica e culturale.

 

Dopo aver completato quello che allora si chiamava “il biennio propedeutico di ingegneria” --- cosa di cui Nebbia è sempre andato orgoglioso, ironizzando sulla propria grande attitudine “ingegneristica” --- ha proseguito gli studi per la laurea in Chimica “pura” che ha conseguito, alla fine del 1949, nella Facoltà di Scienze dell’Università di Bari. Il corso di laurea era stato istituito da pochi anni e anche su questo Nebbia più tardi scherzava dicendo, con orgoglio, di essere il primo laureato in Chimica di Bari che aveva raggiunto la cattedra universitaria.

 

Dopo la laurea Nebbia divenne assistente di Merceologia nell’Università di Bologna, dove già lavorava da alcuni anni. Cominciava così l’avventura “accademica” in una disciplina che, per i suoi molti volti, permetteva a lui chimico, con interessi umanistici, di insegnare e condurre ricerche “in mezzo” a cultori di studi economici e storici, un’occasione di incontro e di scambio di esperienze che ha segnato tutta la sua vita.

 

Già quegli anni da studente e assistente a Bologna --- Nebbia lo raccontava spesso ai suoi amici e colleghi --- gli avevano offerto l’occasione di una larga visione del mondo. Il prof. Ciusa era amico di un gran numero di persone interessanti per un giovane studioso. Nebbia ricordava di aver conosciuto un certo prof. Girolamo Azzi (1885-1969), già molto anziano, che aveva ricoperto, nel 1923, la prima cattedra italiana di Ecologia a Perugia. Per un’ironia della sorte Nebbia avrebbe poi insegnato anche lui “Ecologia”.

 

Un altro amico di Ciusa era Guido Horn d’Arturo (1879-1967), professore di Astronomia a Bologna, un ebreo triestino che aveva combattuto come irredento nell’esercito italiano contro l’Austria nella prima guerra mondiale (D’Arturo era il suo nome di battaglia) e che nonostante questo era stato espulso dall’Università in seguito alle leggi razziali, poi reintegrato. Il prof. Horn aveva stimolato, ospitandoli nella sua rivista “Coelum”, alcuni studi di Nebbia sulla storia della propulsione a reazione e sui carburanti per razzi, in quegli anni quaranta, all’alba della grande avventura delle esplorazioni spaziali. Questo prof. Horn aveva inventato una soluzione semplificata per la costruzione di grandi specchi per telescopi, una idea ignorata per decenni e che è stata riscoperta di recente e adottata negli Stati Uniti.

 

Nebbia ricordava le prime contestazioni, alla fine degli anni quaranta, le prime assemblee di studenti e professori antifascisti che protestavano contro i professori, quasi tutti quelli allora in servizio, compromessi col fascismo, alcuni nominati professori “per chiara fama”, cioè per servizi resi al regime. Ricordava l’emozione dell’esplorazione delle biblioteche, il ritorno delle riviste straniere dopo la lunga notte di isolamento culturale dell’Italia, ricordava il contatto con gli strumenti scientifici americani che il piano Marshall faceva arrivare negli Istituti universitari.

 

Ma soprattutto, sulla formazione e sugli interessi di Nebbia, ebbe influenza il prof. Ciusa con le sue idee che hanno anticipato l’orientamento della ricerca merceologica e che hanno lasciato un segno in Nebbia: soprattutto una fede nelle soluzioni semplici. Per tutta la vita Nebbia raccomandava agli amici e agli studenti di ispirarsi al principio di Occam: non si deve fare con di più quello che si può fare con meno. Seguendo questo principio, in mancanza di apparecchiature più sofisticate e costose, Nebbia ha messo a punto degli strumenti semplici, ma funzionanti, per la misura dell’attività ottica e della dispersione rotatoria, della dispersione dell’indice di rifrazione, per l’estrazione contro corrente di miscele di sostanze organiche.

 

Nebbia ottenne la libera docenza --- allora esisteva ancora ed era un titolo che dava diritto a tenere dei corsi di insegnamento e assicurava anche la stabilità del posto di assistente --- in Merceologia nel 1955, a ventinove anni. Nel 1958, a trentadue anni, ha vinto il concorso alla cattedra di Merceologia bandito dall’Università di Bari, un posto che ha tenuto dal 1959 al 1995 quando si è messo in pensione.

 

I curatori di questo volume, nei molti anni in cui hanno lavorato con Nebbia, lo ricordano come “un merceologo inquieto”, dotato di grande curiosità e nello stesso tempo pronto a stancarsi di un interesse quando ne trovava uno più urgente o più attraente. C’è sempre stato, però, un filo conduttore in tutta la sua vita: l’interesse e la curiosità per le innovazioni e le scoperte associate al “mondo delle cose”. Queste “cose” potevano essere merci vere e proprie, oppure l’acqua, oppure i rifiuti, oppure le fonti energetiche, oppure le risorse del mondo della natura. E fra le scoperte c’era un interesse particolare per la storia delle scoperte e delle cose.

 

Se si leggono in questa ottica gli scritti di Nebbia --- qui ne sono riprodotti alcuni, della maturità, ma che riflettono il suo lungo cammino di studioso (un elenco di molti altri scritti, apparsi dal 1947 alla fine del 2000, è contenuto nella bibliografia) --- non è difficile riconoscere tale filo conduttore: dai sistemi per l’estrazione dello zucchero, a metodi di analisi per svelare le frodi, al mercato dei sali potassici, dalla curiosità per l’ottenimento dal mare di acqua dolce, la “merce-acqua”, ai sistemi di utilizzazione dell’energia solare, fino alla storia delle innovazioni, delle frodi, delle merci.

 

Questo cammino, che a molti appare disordinato, è stato reso possibile grazie all’ambiente culturale dei primi anni della vita universitaria di Nebbia. Nebbia ricordava che un giorno del 1955 aveva letto su una rivista americana un articolo che descriveva come una certa Maria Telkes (1900-1995) avesse inventato dei distillatori di acqua marina alimentati dall’energia solare. Inizialmente per dotare le zattere degli aviatori caduti in mare di un dispositivo di emergenza che gli fornisse acqua dolce per la sopravvivenza, poi come dispositivo per ottenere acqua potabile nelle zone aride. In un altro istituto universitario lo avrebbero preso in giro; il prof. Ciusa lo incoraggiò a sperimentare dei distillatori solari che Nebbia costruiva con le sue mani con lastre di plexiglas; uno di questi fu esposto alla Fiera del Levante di Bari nel 1953. Da allora era breve il passo verso lo studio dei processi di dissalazione, e poi verso il problema dell’acqua, e poi verso la difesa dell’acqua --- sempre pensata come “bene economico” scarso --- dagli inquinamenti e poi l’arrivo agli interessi per l’”ecologia”, e poi per la difesa dell’ambiente naturale, e poi per gli effetti inquinanti delle fonti di energia e dell’energia nucleare --- ancora viste come “merce-energia” .

 

Quando fu nominato professore di Merceologia nell’Università di Bari, nel 1959, la Facoltà di Economia e Commercio aveva un corso di laurea in Lingue e letterature straniere, nei cui piani di studio era previsto un insegnamento, mai attivato, di “Storia del commercio con l’Oriente”. Uno dei professori della Facoltà, Gino Barbieri (1913-1990), lo aveva fatto inserire ricalcando il nome di un celebre libro dello storico tedesco Guglielmo Heyd, della fine dell’Ottocento.

 

Nebbia si fece assegnare l’incarico di tale insegnamento che svolgeva trattando essenzialmente le merci oggetto di scambio fra Oriente e Occidente dall’antichità al Medioevo. Aveva ogni anno tre o quattro studenti, ma il corso serviva a Nebbia come occasione per studiare e raccontare le avventure di coloro che portavano, dalla Cina al Mediterraneo, per la via di terra o lungo le coste dell’Oceano indiano, seta e conoscenze sulla bussola e sul pepe, sul ferro, e la conoscenza della carta e dello zucchero, sulla conoscenza della seta. Mercanti e popoli e lingue, cristiani, ebrei, musulmani, turchi, unni, cinesi, accomunati dall’unica passione per i commerci, è vero, ma anche dalla curiosità e dallo spirito di avventura e di tolleranza e rispetto reciproco.

 

A questo periodo (1960-1970) risalgono alcuni scritti di Nebbia sulle storia delle frodi merceologiche medievali, sull’incontro fra ebrei e arabi. Ironicamente, il corso di Storia del commercio con l’Oriente, pare che fosse unico in Italia e forse nel mondo, fu soppresso nel 1968.

 

Negli stessi anni, occupandosi dei problemi dell’acqua, delle risorse naturali, degli inquinamenti dovuti --- Nebbia lo sottolineava sempre --- all’uso improprio della produzione e dell’uso delle merci, Nebbia è stato coinvolto in quella ondata di contestazione e di domanda di innovazione che viene ancora citata come la “primavera dell’ecologia”. Nebbia è stato etichettato, soprattutto negli ultimi decenni, come “ecologo”, “ecologista”, “ambientalista”, eccetera, aggettivi che accoglieva sempre con fastidio, anche se ha tenuto per incarico l’insegnamento di Ecologia, il primo e per molti anni unico in una Facoltà di studi economici, a Bari, dal 1972 al 1992. Chi ha lavorato con lui sa --- e ciò appare anche dalla lettura dei suoi scritti --- che Nebbia è sempre stato e rimasto un “merceologo”, bizzarro e inquieto, se si vuole, ma sempre attento ai rapporti fra le “cose” e gli esseri umani.

 

Mentre l’attenzione per i problemi ambientali metteva sempre più in evidenza i rapporti fra merci e ambiente, nelle facoltà economiche era in corso un attacco alla merceologia ristretta in spazi sempre più marginali; alcune facoltà ne soppressero l’insegnamento; in qualche caso, per sopravvivere alcuni docenti ne hanno trasformato il nome in quello, ritenuto meno impresentabile, di “Tecnologia dei cicli produttivi”, senza tenere conto che questo nome si riferiva soltanto ad una parte, sia pure importante, della più ampia cultura merceologica. Così mentre le parole “merci”, “merceologia” entravano nel linguaggio degli scritti e dei movimenti ambientalisti, negli insegnamenti universitari di merceologia scomparivano gradualmente i chimici e entravano nuovi docenti di educazione economica, e entravano nuovi interessi sociologici e finanziari che erano e sono ben lontani dal “mondo delle cose”, dalla “storia naturale delle merci”.

 

Il declino della merceologia, che continua ancora oggi all’inizio del 2000, ha sempre sostenuto Nebbia, deriva dalla perdita delle radici originali della disciplina; i suoi avversari l’hanno accusata di essere “una specie di chimica”, rimasta quasi per errore fra gli studi economici, senza rendersi conto che proprio nella cultura “chimica” dei docenti si potevano riconoscere le basi di una “contabilità” del mondo delle cose, delle risorse e prodotti naturali trasformati dalla tecnica e dal lavoro umano --- cioè le basi dell’oggetto vero e fondamentale dell’”economia”.

 

Una contabilità che era implicita nei primi libri sui “cicli produttivi” del prof. Ciusa, a cominciare da quella edizione, ormai rarissima, del 1948, a cui aveva collaborato Nebbia da studente con lunghe discussioni, con la ricerca delle fonti bibliografiche, con alcuni disegni che portano ancora il rudimentale segno del “rapidograph” che Nebbia si era tirato dietro dal biennio di ingegneria ... Una collaborazione che avrebbe segnato tutta la sua vita universitaria e che Nebbia amava ricordare, anche molti decenni dopo, con emozione.

 

In tutto il suo cammino fra i problemi ambientali Nebbia ha sempre indicato la causa della crisi ambientali --- inquinamenti, impoverimento delle riserve di risorse naturali --- nella produzione di merci sbagliate con processi sbagliati. E del resto molti decenni prima della scoperta dell’”ecologia” come parola popolare, il prof. Ciusa aveva descritto e insegnato le innovazioni dei processi produttivi ispirati a riciclare i residui inquinanti, a riutilizzare le scorie della produzione, alla valorizzazione dei prodotti e sottoprodotti agricoli, eccetera.

 

Gli anni settanta del Novecento furono anni avventurosi per Nebbia; era pieno di impegni per conferenze e dibattiti, tenne la relazione inaugurale per la prima “giornata della Terra”, a Milano, nel 1970; partecipò alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano, a Stoccolma, nel 1972, come uno dei due laici della delegazione della Santa Sede; negli anni 1973-1976 fu membro della commissione pontificia Iustitia et Pax. Nel 1975 gli fu assegnata la medaglia d’oro dei benemeriti della scuola e della cultura e nel 1979 fece parte della Commissione sull’energia nucleare dopo l’incidente al reattore di Three Mile Island.

 

Negli anni ottanta del Novecento Nebbia affrontava altre avventure; gli era stata offerta dal Partito Comunista Italiano la candidatura, come indipendente, alla Camera dei Deputati, dove fu eletto e prestò servizio dal 1983 al 1988, e poi al Senato dal 1988 al 1993.

 

A noi che lavoravamo con lui non piacque affatto di perderlo come collega universitario (la carica di parlamentare e la cattedra universitaria erano incompatibili) anche se le occasioni di incontro non mancavano; alla Camera era stato eletto nel collegio di Bari-Foggia e al Senato nel collegio di Brindisi. Per cui veniva in Puglia abbastanza spesso, ma sempre per gli incontri di carattere politico, “per lavoro”, come diceva lui. Quando ci vedevamo raccontava che, come membro, nei due rami del Parlamento, del gruppo della Sinistra indipendente --- una aggregazione poi scomparsa --- faceva parte della Commissione agricoltura e poi di quella Ambiente e quando apriva la bocca lo faceva sempre come merceologo in prestito al Parlamento.

 

Il lavoro parlamentare era pesante e faticoso, ma Nebbia si divertiva molto, durante le campagne elettorali, negli incontri con gli elettori e con gli avversari; gli anni parlamentari furono quelli del dibattito sull’energia nucleare, i cui pericoli e costi e errori proprio sul piano energetico e merceologico Nebbia ha sempre sottolineato, spesso in dissenso col partito nelle cui liste era stato eletto. Le battaglia per migliori leggi sui detersivi, sui carburanti, sull’energia, per la difesa dei consumatori, erano occasioni in cui Nebbia riusciva a manifestare la sua passione per lo studio, la voglia, il bisogno, di essere sempre aggiornato e informato, anche la sua competenza di “merceologo”.

 

Come parlamentare Nebbia tentò invano di impedire che la Merceologia venisse espulsa dagli Istituti tecnici commerciali, come è poi avvenuto, con la conseguente perdita, in molte sedi di scuole secondarie superiori, di un patrimonio di biblioteche, cultura di docenti, laboratori, musei merceologici, in gran parte dispersi, spesso dopo molti decenni di esistenza.

 

Dopo il periodo parlamentare Nebbia è rientrato all’Università fino al 1995, quando si è messo “a riposo”, a sessantanove anni, nominato poi “professore emerito”. Si è riposato poco, come dimostrano gli articoli e i saggi che ha scritto negli anni successivi; l’unico rimpianto della vita universitaria, che emerge in Nebbia, quando ne parla, è per il laboratorio chimico che era stato il suo grande amore e per il maneggiare, con le mani, appunto, gli strumenti della ricerca sperimentale. Non ci sono più laboratori, né soldi o finanziamenti per un professore anziano, anche se resta inalterata la sua curiosità.

 

Nebbia è stato uno dei primi a comprendere il potenziale culturale di nuovi strumenti come la telematica e Internet, che consente, a chi può o vuole muoversi poco dall’università o da casa propria, di essere al corrente su tutti i temi che gli stanno a cuore. A chi usa questi strumenti con un po’ di fantasia e “furbizia” sembra di poter accedere a quella “immensa biblioteca” che Gaston Bachelard, nella “poètique de la réverie”, immaginava che fosse il paradiso.

 

Come riconoscimento per la sua passione alla ricerca e agli studi a Nebbia è stata assegnata la laurea honoris causa in Discipline economiche e sociali dall’Università del Molise (1998) e in Economia e Commercio dall’Università di Bari (1999). La Lectio doctoralis di questa seconda laurea è riportata come ultimo contributo di questo libro, una specie di bilancio culturale della sua vita.

 

Dalla bibliografia che chiude il volume sono stati omessi i riferimenti alle molte centinaia di articoli che Nebbia ha scritto per i giornali --- per il Sole-24 Ore, poi per il Giorno dal 1966 al 1981, poi per il Messaggero (1981-1987), per i giornali politici come l’Unità, il manifesto, Liberazione, e sempre per la Gazzetta del Mezzogiorno, il quotidiano di Bari attraverso il quale a Nebbia sembrava di poter continuare a parlare ai suoi studenti, fuori dalle aule.

 

Si sa che nel serio mondo accademico la collaborazione ai giornali, su argomenti di  divulgazione, sia pure scientifica e merceologica, è considerata disdicevole. Ma forse anche proprio per questo Nebbia ci si dedicava con passione e rigore, come se si trattasse di comunicare --- nelle migliaia di pagine scritte in tanti anni --- ad ascoltatori e lettori più numerosi di quelli che frequentavano le aule universitarie, le cose che sapeva e imparava continuamente. E sempre ha sostenuto quello che credeva giusto, anche quando poteva apparire importuno rispetto al modo di pensare corrente.

 

 

 





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