ENERGIA Stampa
23/09/1986

A. King, La benzina a 5000 lire

La Gazzetta del Mezzogiorno, 23 settembre 1986

 

 

La benzina a 5000 lire al litro

 

 

Alexander King

 

 

Il Club di Roma è stato fondato nel 1969 da Aurelio Peccei (1908-1984) <http://www.ilmondodellecose.it/dettaglio.asp?articolo_id=2848>, umanista e manager industriale, il quale raccolse intorno a se un centinaio di persone, rappresentative della scienza, dell'economia, e della politica, provenienti da paesi industriali e sottosviluppati, capitalistici e socialisti. Il Club di Roma, nel corso della sua vita, ha richiamato l'attenzione dell'umanità sul suo futuro: sugli effetti dell'aumento della popolazione, dell'inquinamento, dell'esaurimento delle risorse naturali, delle innovazioni tecniche.

 

Le idee lanciate da Peccei e dai suoi collaboratori al loro apparire hanno destato controverse reazioni e vivaci polemiche, e a lungo andare si sono rivelate giuste.

 

Alla morte di Peccei, nel 1984, la presidenza del Club di Roma è stata assunta da Alexander King (1907-2007);   La Gazzetta del Mezzogiorno presenta la traduzione di un suo articolo in cui è esposta la tesi che la salvezza sia dei paesi industriali sia di quelli poveri, in un momento di diminuzione (l'articolo era stato scritto nella metà degli anni ottanta del Novecento, dopo la fine della prima guerra del Golfo) del prezzo internazionale del petrolio, dipende dalla capacità dei singoli paesi di scoraggiare gli sprechi continuando a tenere alto il prezzo al consumo delle fonti di energia mediante imposte da investire nella ricerca di fonti energetiche alternative e in aiuti al terzo mondo. (giorgio nebbia).

 

 

Nella prima metà del 1986 il prezzo del petrolio è crollato e questo ha sollevato un'ondata di ottimismo sul futuro dell'economia. Gli esperti prevedono una ripresa della crescita economica, il rallentamento dell'inflazione, un aumento della disponibilità di capitali per nuovi investimenti e per l'innovazione tecnologica, una diminuzione della disoccupazione, e del disavanzo di molti paesi, fra cui gli Stati uniti e l'Italia, con effetti favorevoli sul prodotto interno lordo e sulla bilancia dei pagamenti.

 

Nello stesso tempo, però, un velo di silenzio è calato sulle difficoltà economiche dei paesi soffocati dai debiti, come il Messico, l'Algeria, l'Egitto.

 

E' vero che la diminuzione del prezzo del petrolio giova anche ai paesi del terzo Mondo che devono importare petrolio; su scala globale, però. i vantaggi dei paesi industriali, grazie ad un processo di amplificazione, sono molto superiori alle perdite dei paesi esportatori di petrolio più poveri, come la Nigeria e l'Indonesia, trascinati in basso anche dal peso crescente della popolazione in rapido aumento.

 

Il Club di Roma riconosce che la ripresa degli affari e il favorevole clima psicologico dei paesi industriali giova anche allo sviluppo economico di tutto il resto del mondo e contribuisce a dissipare il pessimismo. Però, facendosi interprete della coscienza dell'intera umanità, ritiene suo dovere richiamare l'attenzione sui meccanismo di regolazione dalle cui virtù e difetti dipendono, rispettivamente, un regolare sviluppo o una grave crisi internazionale. Fra questi meccanismi il prezzo del petrolio ha un ruolo determinante e influenza il prezzo di tutte le altre fonti di energia.

 

Il commercio mondiale del petrolio comporta scambi monetari per oltre 750 mila miliardi di lire(1985) all'anno, un valore pari all' 5 % del prodotto lordo annuo di tutti i paesi della Terra. Inoltre il prezzo dell'energia influenza indirettamente le condizioni di competitività dell'agricoltura e dell'industria e, di conseguenza, la divisione internazionale del lavoro.

 

Gli osservatori sembrano d'accordo sul fatto che le oscillazioni del prezzo del petrolio sono dovute a effetti a breve termine. La regolazione dei prezzi basata sulla domanda e sull'offerta funziona bene quando si tratta di beni di consumo rinnovabili, ma è inadeguata quando si tratta di materie prime non rinnovabili, preziose, scarse o pericolose.

 

Per questo motivo il Club di Roma insiste fermamente perché vengano condotti studi e prese iniziative concrete che tengano conto dei bisogni futuri a lungo termine, ogni volta che si ha a che fare con interventi economici in certi settori critici e in particolare nelle politiche sui prezzi e sui consumi di energia.

 

L'uomo è responsabile del proprio futuro. Se il corso della storia non dipende dai bilanci aziendali e dal risultato delle elezioni, ma dal contributo di intere generazioni, allora i combustibili fossili devono essere considerati merci scarse e devono essere evitati gli sprechi che portano al loro esaurimento. Non si può ammettere che i paesi del mondo, nei loro consumi quotidiani, si dimentichino che stanno scomparendo ricchezze accumulate dalla natura nel corso di milioni di anni. Nel caso del petrolio noi stiamo consumando, in meno di un secolo, tutte le riserve della natura.

 

Nei paesi industrializzati stiamo bruciando indiscriminatamente una materia prima necessaria per l'industria chimica, l'unico combustibile che ci consente di evitare di usare, come combustibile, il legno la cui scomparsa minaccia gli equilibri naturali. La combustione di grandissime e crescenti quantità di combustibili fossili provoca, inoltre, l'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera, destinata a provocare gravi effetti a lungo termine.

 

Le ricerche scientifiche indicano l'elevata probabilità che tale aumento conduca ad un riscaldamento praticamente irreversibile, della superficie della Terra, con la conseguenza di bruschi cambiamenti climatici, disastrosi per l'agricoltura a causa di un innalzamento del livello dei mari.

 

L'attuale diminuzione del prezzo del petrolio e la sua temporanea abbondanza non devono rallentare le ricerche di nuove e accettabili fonti di energia. Bisogna rendersi conto che la produzione di elettricità nucleare, contrariamente a quanto crede l'opinione pubblica, rappresenta per gli equilibri ecologici un pericolo non minore rispetto ad un eccessivo consumo di combustibili fossili.

 

Occorre pertanto che il prezzo al consumo dei combustibili fossili rimanga relativamente elevato al fine di incoraggiare ricerche e investimenti in altre fonti di energia e di rafforzare le politiche di risparmio. L'ideale sarebbe che il prezzo del petrolio fosse fatto oscillare fra due limiti abbastanza ristretti, in modo da evitare le fluttuazioni a breve termine nella domanda e nell'offerta dal momento che i valori molto elevati non frenino la crescita economica e che i valori molto bassi non impediscano lo sviluppo di forme alternative di energia.

 

Mai come oggi (1985) il clima internazionale è stato favorevole alla ricerca di un consenso su tali misure fra produttori e consumatori di petrolio. In  questa prospettiva sarebbe giustificato applicare ai combustibili fossili imposte abbastanza alte in modo da frenare gli sprechi che sono disastrosi per le future generazioni. I paesi industrializzati dovrebbero per primi armonizzare a questo obiettivo le proprie politiche fiscali.

 

E perché non fare un altro passo avanti ? Una parte dl denaro raccolto con le imposte sui consumi dei combustibili fossili --- carbone, petrolio, gas naturale --- potrebbe essere usata per ridurre il tremendo e pericolosissimo indebitamento in cui sono caduti tanti paesi in via di sviluppo.

 

Il problema della regolazione del prezzo dei combustibili fossili richiama l'attenzione sul problema più generale di una regolazione internazionale dei prezzi e dei consumi delle risorse naturali scarse e non rinnovabili. A tal fine sarebbe necessario anche regolare le variazioni dei tassi di scambio delle principali monete.

 

Fra quarant'anni otto miliardi di esseri umani, di differenti culture e origine storica, dovranno coesistere su questo piccolo pianeta e dovranno trovare alimenti, energia, risorse naturali per tenere in vita le singole persone e le loro organizzazioni sociali.

 

Otto miliardi di terrestri non potranno vivere insieme in pace e armonia se noi, che viviamo oggi, non ci assumiamo, singolarmente e collettivamente, la responsabilità di lasciare a coloro che verranno una adeguata, sufficiente e stabile base di esistenza.

 

C'è il pericolo che la situazione, giorno per giorno, sia dominata da forze economiche capaci di guardare soltanto all'immediato futuro. Il comportamento di oggi deve essere ispirato, invece, da una profonda comprensione per i bisogno di un futuro lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 





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