STORIA Stampa
01/01/1953

G. Menozzi, Il Dipartimento del Mella

“Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1953”, Anno Accademico 152, Atti della Fondazione “Ugo da Como”, 1953, p. 273-279

 

 

Gabriella Menozzi

 

Il Dipartimento del Mella nel Regno Italico

 

 

Riassunto della tesi di laurea in Lettere in Storia del Risorgimento, discussa il 27 ottobre 1952 (prof. Giovanni Natali) nell’Università di Bologna e premiata col Premio Ugo da Como

 

 

 

Il soggetto di questa tesi di laurea è stato scelto dopo la constatazione che sulla vita di Brescia durante il periodo napoleonico, a partire dai giorni della famosa Repubblica Bresciana, su cui tanto dottamente ed esaurientemente ha scritto Ugo Da Como, poco o nulla è stato scritto e, comunque, non esiste alcuna trattazione organica e completa, mentre tante ne esistono per periodi altrettanto e forse anche meno importanti della storia di questa città.

 

L'argomento era allettante perché negli anni del Regno Italico (1805-1814), i più interessanti e degni di nota di tutta la dominazione napoleonica in Italia, Brescia ebbe un posto preminente nella vita lombarda, sia per la sua posizione geografica, sia per la sua situazione economica, sia soprattutto per l’indole dei suoi abitanti e per gli nomini illustri che essa poté offrire al nuovo Regno creato da Napoleone: fu proprio in quegli anni, anzi, che Brescia poté gettare le basi della sua futura affermazione nella vita della nazione italiana.

 

Eppure nessuno ha trattato esaurientemente questo argomento: se infatti escludiamo le “Storie bresciane” dell'Odorici, che a questo periodo dedicano un limitato numero di pagine, e le pubblicazioni di carattere generale che, trattando del Regno Italico, hanno accenni più o meno frequenti a Brescia, non restano che pubblicazioni di argomento limitato quali la “Storia delle Valli Sabbia e Trompia” del Riccobelli, il “Quadro Statistico del Dipartimento del Mella”, del Sabatti e poche altre (tutte opere con lacune ed inesattezze che le rendono inaccettabili ai moderni criteri di storiografia), oltre ad alcune cronache particolari che, pur rivestendo un loro limitato interesse, non offrono altro che spunti per ricerche più vaste ed organiche.

 

Fortunatamente però esiste su questo periodo molto materiale inedito, soprattutto presso l'Archivio di Stato di Brescia e le biblioteche Da Como di Lonato, e Queriniana di Brescia: su questo materiale inedito, oltre che su tutto il materiale pubblicato che si è potuto consultare, è stata compiuta una ricerca accurata, del cui frutto è appunto questa tesi di laurea, la quale non ha comunque pretese di compiutezza e tanto meno di perfezione, ma può, in attesa di altre pubblicazioni, colmare una lacuna nella storia di Brescia.

 

Uno sguardo alla bibliografia indicata all'inizio della tesi darà una idea della copiosità del materiale consultato: per quello inedito, alcune decine di cartelle esistenti presso l'Archivio di Stato di Brescia (nei fondi «Prefettura del Mella», «Delegazione Provinciale», «E;tseicoli Fissi» e «Stampe») e quattro Cronache inedite, di cui tre di proprietà della biblioteca Da ,Como di Lonato ed una della Queriniana di Brescia; per le opere a stampa, dodici volumi di carattere generale (fra cui «L'età napoleonica» di Francesco Lemmi e «Milano capitale napooleonica » di Melchiorre Roberti), venti pubblicazioni concernenti la sto ria bresciana (fra cui le opere già citate dell'Odorici e del Riccobelli, le “Cronache di Desenzano e di Salò”, le “Memorie” di Teodoro Lechi e quelle del Capitolo della Cattedrale di Brescia, studi sulla Massoneria a Brescia, sulla difesa di Rocca d'Anfo nel 1813-14, sulla rivolta di Verolanuova del 1813, etc.) ed infine una decina di pubblicazioni sulla economia e l'amministrazione nel Dipartimento del Mella.

 

Il materiale così raccolto è stato suddiviso in capitoli ed in questi, ove del caso, è stato seguito l'ordine cronologico: si è potuto dare così un'idea della parabola compiuta da Brescia, parallelamente al resto del Regno Italico, in quegli anni, con un movimento graduale di ascesa verso una condizione di ordine, di stabilità, di prosperità e di benessere, almeno relativi, fino allora mai raggiunta, e con un rapido e tragico moto di discesa verso gli anni tristissimi della caduta del Regno e della nuova, dura servitù all'Austria, insopportabile dopo la breve parentesi se non di vera indipendenza politica ed economica, almeno di diguitosa vita di nazione civile, con reggitori, leggi e costumi in massima parte italiani. 

 

Partendo da un capitolo di introduzione in cui, dopo una breve storia della nuova circoscrizione politico·amministrativa imposta dalla Francia e denominata «dipartimento», si accenna alla istituzione del dipartimento del Mella, si passa alla descrizione geografica del dipartimento stesso, considerando le particolarità del suo aspetto fisico, le variazioni dei confini durante il periodo preso in esame, le strade, i fiumi navigabili, la popolazione ed accennando infine alla divisione del dipartimento in distretti e cantoni.

 

Il capitolo successivo, dedicato agli avvenimenti politici e militari del periodo 1805-1815, offre naturalmente un più vivo ed immediato interesse. Gli avvenimenti (guerre, lotte politiche e religiose, dissidi fra le autorità, solennità civili, eventi lieti e tristi) sono presi in esame in modo molto particolareggiato, inquadrati nel più vasto mondo della politica italiana ed europea da brevi note introduttive. Riassunta in poche cartelle la vita di Brescia nei primi anni della dominazione napoleonica in Italia (dal governo di Venezia all'avanzata dei Francesi, dalla Repubblica Bresciana del 1797 all'assoggettamento alla Repubblica Cisalpina, divenuta poi Repubblica Italiana), si passa a considerare tutti gli aspetti della vita bresciana negli anni del Regno Italico: dalla visita di Napoleone nel giugno 1805 alle guerre della terza, quarta e quinta coalizione (con invasioni delle valli bresciane, fermenti nella popolazione e conseguenti misure repressive della polizia), dall'inaugurazione della Corte d'Appello di Brescia, avvenimento che poneva la nostra città fra le prime del Regno, alle feste pubbliche per il matrimonio di Napoleone con Maria Luisa e per la nascita del Re di Roma.

 

Dalla descrizione di queste feste, che caratterizzarono in Italia ed in tutti i territori soggetti alla Francia l'apogeo dell'impero napoleonico, si passa a considerare gli avvenimenti che causarono ed accompagnarono il rapido declino della fortuna di Napoleone: la campagna di Russia (a cui parteciparono anche elementi bresciani e soprattutto il valoroso Teodoro Lechi), la guerra della sesta coalizione (che ebbe riflessi notevoli nel dipartimento del Mella, invaso da truppe regolari e da emissari del nemico, destinati a creare disordine e malcontento), la caduta del Regno Italico ed infine, dopo la «liberazione» austriaca, l'organizzazione della congiura militare lombarda, che ebbe origine e proseliti nel bresciano e che, presto scoperta e repressa, costituì la prima scintilla di quel più vasto incendio che sarebbe scoppiato anche a Brescia nel 1848-49.

 

Il capitolo seguente, che studia lo spirito pubblico nel periodo del Regno Italico, si riallaccia alla precedente narrazione degli avvenimenti politici e militari, considerandoli però sotto un diverso punto di vista, e cioè attraverso quel termometro delle situazioni che è appunto la pubblica opinione. Dopo un esame di tutte le fonti studiate (cronache private, stampe, relazioni di polizia, etc.), questo capitolo cerca di dare un'idea degli umori della popolazione nei diversi momenti del Regno: vengono così messi in risalto esaltazioni ed elogi, entusiasmo e spirito di collaborazione accanto a manifestazioni di freddezza, di scontento, di timore, a critiche e satire più o meno aspre, a segni più o meno palesi di resistenza alle coscrizioni ed agli ammassi forzati: tutto un periodo di storia attraverso l'animo di coloro che lo hanno vissuto.

 

Segue a questo capitolo un'appendice dedicata a «La Massoneria a Brescia durante il Regno Italico», con elenchi di massoni bresciani e notizie desunte da più fonti, bresciane e lombarde.

 

Il quarto capitolo, dedicato al «Culto», studia la particolarissima e delicata situazione creata in Italia, e quindi anche a Brescia, dall'atteggiamento di Napoleone nei riguardi della Chiesa. Pur nel quadro del generale assoggettamento, ogni città reagì in modo diverso alle disposizioni relative ai beni della Chiesa, al comportamento del clero, alle modalità del cerimoniale ecclesiastico e qui viene appunto presa in esame la reazione del clero e della popolazione bresciana ai vari provvedimenti di carattere religioso e soprattutto ai decreti di soppressione o riduzione di chiese, oratori e corporazioni religiose, al famoso decreto di Vienna che rispondeva alla scomunica del Papa, alla prigionia ed al forzato esilio del Pontefice.

 

Il capitolo che segue, dedicato ai riflessi educativi del Regno Italico nel Dipartimento del Mella, considera le condizioni della istruzione pubblica e privata prima e durante il regno notando, sulla scorta di documenti ufficiali, un graduale miglioramento nell'organizzazione delle scuole ed in tutto quanto concerneva l'istruzione, conquista veramente degna di nota e destinata a creare un patrimonio culturale inalienabile per le generazioni future. Scuole normali (o elementari), ginnasio-liceo dipartimentale, scuole di oratoria e di belle arti, scuole e collegi privati sparsi in città e nel dipartimento sono enumerati e studiati nella loro particolare funzione, in base alle notizie raccolte soprattutto dai documenti inediti. Fra gli istituti di cultura presi in esame figurano le biblioteche di Brescia, Chiari e Verolanuova, l'Accademia di scienze, lettere, agricoltura ed arti meccaniche di Brescia e 1'«Accademia Unanime-agraria» di Salò, il teatro di Brescia ed infine, anche se non strettamente attinenti l'istruzione, gli ospedali ed i luoghi di pubblica beneficenza.

 

Il sesto capitolo, riguardante l'economia del dipartimento, dà prima notizie dettagliate sulla situazione agricola della zona (e considera le cause della povertà in cui si dibatteva la classe agricola e quella dello scarso sviluppo dell'agricoltura), quindi passa a considerare l'importanza industriale delle valli bresciane, la produzione del legname da cui derivava il carbone per alimentare i forni, le miniere e le cave sparse nel dipartimento, le industrie, soprattutto tessili e metallurgiche e studia infine la bilancia commerciale e l’influsso su di essa del famoso blocco continentale, decretato dall'Inghilterra alla Francia nel 1806, con ripercussioni anche sull'Italia e nei singoli dipartimenti.

 

Un breve capitolo di conclusione chiude la tesi, tirando le fila di tutto quanto detto nelle pagine precedenti e considerando cioè, come in un rapido sguardo panoramico, la traccia lasciata nel territorio bresciano dalla dominazione napoleonica ed in particolare dal Regno Italico. Non parla di vantaggi o svantaggi, perché è estremamente difficile definire in forma assoluta che cosa è bene e che cosa è male, e nemmeno giudica le intenzioni degli uomini che ebbero allora influsso sulla vita bresciana; solo, dopo aver minuziosamente ed obbiettivamente considerati tanti fatti contingenti, ricerca le conseguenze che essi ebbero, prossime e lontane, e che solo a tanti anni di distanza si possono valutare: passaggio di truppe e regime di occupazione militare (almeno nei primi tempi), peso di reclutamenti e di ammassi, disagio economico, a cui fecero da contraccolpo l'organizzazione della pubblica amministrazione, il riordinamento della giustizia e delle finanze, il fervore di opere pubbliche e l'incremento dato all'istruzione, alle arti ed 'alle scienze: tutto un fervore di vita civile per cui Brescia ebbe allora un posto eminentissimo e meritò di essere annoverata fra le più colte città d'Italia. Ed infine accenna alla conseguenza forse più notevole, se pure non strettamente bresciana, della dominazione napoleonica in Italia; parlo della spinta che l'idea dell'unità italiana, spuntata immatura ed astratta dalle concezioni filosofiche e politiche del '700, ricevette proprio in quegli anni verso un'attuazione più completa e concreta. Considera cioè come l'unione delle regioni, la comunanza di leggi e di bandiere, l'affratellamento compiuto sui campi di battaglia, la nuova importanza data ai concetti di patria e di libertà, siano venuti creando allora uno stato più moderno e, almeno in parte, affine di vedute e di aspirazioni. E nota infine come i Bresciani, abituati dal governo veneto ad una quiete imbelle e poco dignitosa, abbiano ricevuto in quegli anni la frustata che doveva ridestare il loro carattere fiero e combattivo ed il loro senso della dignità e della patria: sentimenti che la storia stessa s'incaricò poi di mettere in risalto in modo superlativo, negli anni lunghi e dolorosi che separarono Brescia dalla nuova e più completa libertà.

 





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