STORIA Stampa
16/10/2007

N. Nicolini, Quando è nata la Società Chimica Italiana ?

MA QUANDO NASCE LA SOCIETA’ CHIMICA ITALIANA?

 

Nicoletta Nicolini

Dipartimento di Chimica

Università di Roma La Sapienza

nicoletta.nicolini@uniroma1.it

 

 

In questo momento di grandi incertezze mi sembra opportuno approfondire e discutere il tema dell’origine della Società Chimica Italiana e capire quali siano i motivi che hanno portato con tanta sicurezza a determinare il 1909 come sua data di nascita così come appare nel sito web della Società stessa.

Riassumo i fatti:

1895 Il 23 febbraio nasce la Società Chimica di Milano[1] con un primo nucleo di 25 soci, “alla fine del 1896 quasi 200, più di metà dei quali appartengono a Milano e gli altri sono d’Italia e estero”[2]. A chiarimento della scelta del nome (perché di Milano) il presidente Gabba al convegno tenuto a Torino il 24 luglio 1898, voluto ”per stringere i vincoli di benevolenza fra i chimici lombardi e piemontesi”, specifica che “non vuole essere per campanilismo ma per prudenza ed oggettività poiché “sarebbe stato ridicolo ed inesatto il far credere che la nuova società raccogliesse tutti i chimici d’Italia, come poteva arguire la denominazione di Società Chimica Italiana ma -continua- si coltiva la speranza che alla Società Chimica di Milano si aggregheranno tutti gli studiosi di chimica sparsi in Italia. In quel giorno la Società Chimica di Milano potrà dire di avere raggiunto il suo scopo e sarà ben lieta di mutarsi in Società Chimica Italiana[3]

1899 Il 1 luglio nasce l’Associazione Chimica Industriale di Torino. All’Associazione torinese va il merito dell’organizzazione del I Congresso Nazionale di Chimica Applicata in cui Cesare Serono propone di costituire un’unica Società Chimica Italiana e in cui si nomina una commissione per studiare la proposta[4]

1902 Il 20 dicembre nasce la Società Chimica di Roma. Lo statuto della Società Chimica di Roma è identico a quello di Milano tranne l’aumento del numero di consiglieri e naturalmente il recapito[5] Poiché la Società era stata fondata con lo scopo di giungere alla costituzione di una grande società nazionale in seguito alla proposta di Torino, si iniziano le trattative con la Società Chimica di Milano e l’Associazione Chimica Industriale. di Torino.

1908 Le intese con le altre società sono difficili. Il 12 gennaio Camillo Manuelli propone di forzare la mano e per rompere gli indugi che la stessa Società Chimica di Roma si trasformi in Società Chimica Italiana”(I azione di forza)[6]. L’assemblea successiva di Roma delibera che 1) la Società con il 1° gennaio 1909 assuma il nome di Società Chimica Italiana; 2) “che sia dato mandato al Presidente Ciamician per definire gli accordi con la Società Chimica di Milano e l’Associazione Chimica industriale di Torino per l’unificazione di esse con la nostra Società [Roma]”[7].

• Le trattative con Torino non vanno in porto. Milano accetta ma solo per una “federazione” nella quale ogni Società mantiene la propria autonomia. Il presidente Gianoli della Società di Milano dice testualmente: non si tratta di una fusione nel vero senso della parola, ma di accedere ad una federazionesenza imporre alcuna modificazione sostanziale nel loro indirizzo”. Non ci si doveva preoccupare per la propria attività e per la gestione finanziaria che sarebbe rimasta del tutto indipendente. “Esorta – inoltre - coloro che avrebbero preferita l’autonomia assoluta a voler far tacere l’orgoglio di avere avuta la precedenza nella fondazione del sodalizio rispetto alla società di Roma… riconoscendo che se a Milano ci sono le industrie è a Roma che devono far capo tutte le manifestazioni nazionali”[8]. In comune vi è l’accordo di deferire ai presidenti in carica il compito di rappresentare i chimici di fronte al Governo o negli organismi internazionali. L’apparente cambiamento sostanziale è di facciata ed è solo nel nome: mentre quella di Roma si chiamerà Sezione di Roma della Società Chimica Italiana, quella di Milano assumerà il nome di Sezione di Milano della Società Chimica Italiana. Piena indipendenza invece “per ciò che concerne le decisioni o i voti emessi dalle singole sedi senza alcuna ingerenza nella gestione rispettiva”[9]. Gli accordi inoltre sono di natura provvisoria e devono essere confermati di anno in anno.[10]

1910 Nasce la sezione di Napoli che si aggiunge a Roma e Milano.

1911 Al II Congresso Nazionale di Chimica Applicata di Torino si discute dei rapporti tra le sezioni e della definitiva costituzione da dare.

1912 Il 1 dicembre la sezione di Roma delibera di non rinnovare le intese con le sezioni di Milano e Napoli e di iniziare nuove trattative per un’unità di indirizzo[11]

• [in dettaglio] 1912 Paternò afferma: “meglio stabilire le relazioni fra le varie sezioni che sono tutt’ora provvisorie e che mi sembra non corrispondono al fine di costituire in Italia una forte società chimica[12]. Sottolinea che “manca un’unica direzione” Aveva avuto la speranza “che gli accordi preliminari stipulati nel 1909 con la Società Chimica di Milano sarebbero stati sorgente di intese sempre più cordiali per condurre allo scopo principale delle trattative, alla costituzione cioè di una sola Società Chimica Italiana, ma poiché questo risultato finale sembra vada allontanandosi presenta l’ordine del giorno di non rinnovare gli accordi con le altre sezioni, ribadisce che la Società si deve uniformare alle società estere e che senza una completa unità di indirizzo e senza un unico presidente eletto tra i soci la società è destinata al fallimento” [13].

1913 Ma i gruppi di Milano e di Napoli desiderano mantenere la propria autonomia, allora (II azione di forza) il gruppo di Roma cessa di chiamarsi sezione di Roma e assume in toto il nome Società Chimica Italiana dal 1 gennaio 1913 lasciando che i gruppi di Milano e Napoli continuino a chiamarsi sezioni[14]. Rimane in piedi l’accordo per la pubblicazione unitaria delle riunioni delle singole sezioni sotto la testata Rendiconti della Società Chimica Italiana.

1913 Il 28 dicembre riunione tra i gruppi di Roma, Milano, Napoli per stabilire uno statuto comune, il quale viene approvato nel 1914 dalle 3 sezioni ma sempre come federazione.

1914 Il riassunto di Paternò esprime la situazione della Società [in allegato]. Dal testo risulta evidente che la Società Chimica non solo non è una società unica ma sono evidenziate le enormi difficoltà perché lo diventi.

1919 Il 5 aprile la sezione di Milano riprende la propria completa indipendenza e si trasforma in Società Chimica Industriale.

1919 Roma e Napoli danno vita all’Associazione Italiana di Chimica Generale ed Applicata[15]

1919 La prova della scissione definitiva tra le sezioni è data anche dal cambio di nome della testata della rivista: spariscono I Rendiconti della Società Chimica Italiana. Nel 1919 compare il Giornale di Chimica Industriale pubblicato dalla Società di Chimica Industriale di Milano, ufficiale per gli atti della Società di Chimica Industriale di Milano e dell’Associazione Chimica industriale di Torino, e Il Giornale di Chimica Applicata dell’Associazione Italiana di Chimica Generale ed Applicata.

1920 Solo in quest’anno l’Associazione Chimica Industriale di Torino entra nel gioco e accetta di federarsi con Milano costituendo la Federazione Chimica Industriale (atto ufficiale 2 aprile 1920)

1923 Notare: Il I Congresso nazionale di chimica pura ed applicata è convocato dall’Associazione Italiana di Chimica Generale ed Applicata (Roma), dalla Società di Chimica Industriale (Milano) e dall’Associazione di Chimica Industriale (Torino) [ancora organismi separati]

1928 Il 14 novembre l’assemblea straordinaria della Società Chimica Industriale (Milano) approva la fusione con l’Associazione Italiana di Chimica Industriale ed Applicata (Roma) diventando l’Associazione Italiana di Chimica con decorrenza dal 1 gennaio 1929 [e questa è una fusione!]

1947 Il 1 gennaio l’Associazione Italiana di Chimica assume la denominazione di Società Chimica Italiana.

 

Come si può evincere dal contesto nel 1909 si è creata una federazione (non un’unione) di due società (Milano e Roma), mancava Napoli (non ancora sorta) e mancava Torino (che non aderisce alla federazione). I presidenti e i direttivi delle due società sono diversi, e la federazione è gestita in totale autonomia finanziaria e di indirizzo. I passaggi dei soci da una sezione all’altra avvengono con rigide procedure: si parla di “radiazione” del socio dalla sezione X per aver domandato l’iscrizione alla sezione Y[16] .

Si potrebbe obiettare che il nome (Società Chimica Italiana) appare nel 1909. E allora? Le discussioni sulle origini si basano su atti formali o su atti sostanziali?

Ma anche se si volesse accettare questa opinione, rimane il fatto che nel 1919, a seguito della scissione della Federazione, la costituenda Società Chimica Italiana viene cancellata (di fatto e non solo nel nome) e frazionata di nuovo in organismi autonomi e del tutto separati fino al 1928 quando, in parte, la frattura è ricomposta.

Si potrebbe altresì rilevare che nel 1909 si era formato un primo nucleo a carattere nazionale. Ma se questo fosse il criterio, il carattere nazionale era già insito nella Società Chimica di Milano dove analizzando la provenienza dei soci si nota già una diversificazione territoriale (al 1° aprile del 1902 risultano iscritti ad esempio Angelo Angeli di Palermo, Luigi Balbiano di Roma, Felice Garelli di Ferrara, Icilio Guareschi di Torino, Mela e Martignoni di Genova, Raffaello Nasini di Padova, Emanuele Paternò di Roma, Ermenegildo Rotondi di Torino, Fausto Sestini di Pisa, Pietro Spica di Padova, Vittorio Villavecchia di Roma, Carlo Umberto Zanetti di Catania ecc.)[17]

 

Ma allora quando nasce la Società ? Se vogliamo parlare di unione mi sembra più corretta la data del 1929 perché si parla di una vera fusione a 3 (Milano, Roma, Napoli) con federazione di Torino, non di una semplice federazione a 2 (Milano Roma) come nel 1909 in cui, ricordiamoci, già allora Torino si rifiuta di aderire. Torino non è un’associazione irrilevante considerato che ha una propria rivista (La chimica industriale, poi diventata nel 1903 Industria Chimica e dal 1914 Industria Chimica Mineraria e Metallurgica essendo il periodico diventato organo dell’Associazione Mineraria sarda) e oltre alle consuete manifestazioni delle società scientifiche aveva indetto concorsi nazionali con premi per studi e ricerche ed era stata l’organizzatrice e la promotrice dei primi congressi di chimica (il 1° e il 2° Congresso Nazionale di Chimica Applicata 1903/1911) e si era occupata nel 1911 di promuovere le onoranze ad Avogadro e nel 1912 di celebrare il centenario della nascita di Ascanio Sombrero con erezione di monumenti per entrambi i protagonisti.

Ma un’altra data altrettanto valida potrebbe essere il 1895 quando nasce il gruppo a Milano con soci provenienti da tutta Italia alcuni dei quali trasmigreranno in seguito per formare i gruppi romani e napoletani con lo stesso statuto di Milano. Perché non si è scelta quest’ultima data? Oltre tutto sarebbe ancor più prestigiosa un’origine ottocentesca.

 

 

ALLEGATO

 

Seduta del 15 marzo 1914

 

Presiede il Prof. Paternò.

— Il Presidente Prof. Paternò rivolge ai convenuti le seguenti parole:

“Egregi consoci,

Quando, in seguito ad una discussione che ebbe luogo al I Congresso Nazionale di Chimica applicata tenutosi a Torino nel 1902, mi resi iniziatore, con lettera circolare in data 1 Ottobre di quell'anno, della costituzione in Roma di una Società Chimica, questa ebbe il nome di Società Chimica di Roma e non di Società Chimica Italiana per mostrare che non voleva crearsi una Società in contrapposto alla Società Chimica di Milano ed alla Associazione Chimica Industriale di Torino. Ma da me e da molti altri si nutriva fin da allora la speranza che presto dovesse venirsi alla costituzione di una Società Nazionale.

Raccolto un considerevole nucleo di soci si cominciarono subito le trattative per l'unione della Società di Roma con quelle di Milano e di Torino; ma esse furono molto laboriose, spesso irte di inaspettate difficoltà e soltanto dopo sei anni, quando già la Società di Roma per deliberazione del 9 febbraio 1914 aveva assunto il titolo di Società Chimica Italiana, fu possibile di venire ad un'intesa. Ed anche al fine di rendere nazionale la Società fu promossa nel 1910 la fondazione di una Sezione in Napoli, alla quale si iscrissero molti che erano già soci in Roma. Ciò a confermare che non è venuto mai meno in molti il pensiero di una completa fusione delle Sezioni in una Società unica e numerosa che accogliesse tutte le forze dei chimici e degli industriali ed il fermo convincimento che sia l'unità il modo pratico ed efficace per dotare il nostro paese di una Società Chimica, se non potente come quelle della Germania, dell'Inghilterra, della Francia, degli Stati Uniti, almeno tale da dare affidamento di un progresso continuo e di vita sempre più rigogliosa.

Fu scelta una Commissione, di cui fecero parte i Professori Paternò, Ciamician, Nasini, Corbino, Serono, la quale elaborò un progetto di Statuto nel gennaio 1913, ma esso non fu accettato dalle altre Sezioni, onde si è sempre vissuti in uno stato di incertezza che ha reso poco cordiali le relazioni a danno della potenza della Società.

Sarà stata infelice la tesi da me sostenuta, sarò stato inabile nel patrocinarla, avranno influito circostanze che a me sono sfuggite, ma il fatto è che non solo non è stato possibile persuadere i colleghi di Milano e di Napoli della necessità di avere una sola Società in Italia, ma mi è sembrato che da qualche tempo la idea della autonomia completa delle sezioni si sia accentuata anche nella sezione di Napoli. Dopo nuove e più attive trattative un progetto di statuto basato sopra criteri di autonomia delle tre sezioni è stato ultimamente redatto dai delegati delle varie sezioni, progetto che voi nella seduta del 18 Gennaio u. s. avete per amor di concordia o per stanchezza accettato, meno in qualche parte che può sembrare secondaria. Ma ho ragioni per credere che a Milano e a Napoli non si consentiranno modificazioni, onde ci troviamo al bivio o di accettare lo Statuto quale è, e venire ad una Federazione di Società chimiche Italiane, o di avere tre Società distinte. Forse quest'ultima via porterebbe più presto alla desiderata Società Nazionale, ma lascerebbe strascico di antipatie e potrebbe sembrare effetto di caparbietà, ond'io giudico ormai preferibile accettare la Federazione, e vi prego di votare in questo senso. Ho però fiducia che non sia lontano il giorno in cui la Società Chimica Italiana, cessato il ricordo delle attuali troppo lunghe trattative, si riunirà in unico forte complesso. Scrissi nel 1902: Alto è il fine cui miriamo. I chimici in Italia hanno bisogno di unirsi; è necessario preparare la pubblica opinione alla indispensabile riforma dell’insegnamento della chimica, è necessario che gl'industriali trovino nei cultori della scienza quegli aiuti che finora  sono loro in gran parte mancati. Nel progresso delle industrie chimiche, l'Italia troverà elementi fecondi di prosperità ed è giusto che essa si affretti a conquistare quel posto elevato cui ha diritto.

Faccio voti che la nuova federazione abbia la vitalità necessaria a conseguire questi ideali».

 

Aderendo a quest'invito del Prof. Paterno i soci presenti approvano integralmente lo schema di statuto quale venne elaborato nella ricordata riunione dei delegati delle tre Sezioni, tenutasi in Roma il 28 dicembre u.s., rinunziando in tal modo alla proposta modifica avanzata nella seduta del 18 gennaio u.s. a proposito dell'art. 9.

 

Da Rendiconti della Società Chimica Italiana 1914, p. 32-33

 

 



[1] Annuario della Società Chimica di Milano p. 4

[2] Annuario della Società di Milano 1898 p. 143

[3] Annuario della Società Chimica di Milano 1898, p. 143

[4] Annuario della Società Chimica di Milano 1902 p. 6

[5] Annuario della Società Chimica di Milano 1903 p. 80, Rendiconti della Società Chimica di Roma 1903, p. 9

[6] A. Coppadoro, I chimici italiani e le loro associazioni, Ed. Chimica 1961, p. 58-59

[7] A. Coppadoro cit. p. 58

[8] Annuario della Società Chimica di Milano 1908, p. 145.

[9] Annuario della Società Chimica di Milano 1908, p. 146

[10] Rendiconti della Società Chimica Italiana 1912, p. 335

[11] Rendiconti della Società Chimica Italiana 1912, p. 336

[12] Rendiconti della Società Chimica Italiana 1912, p. 290

[13] Rendiconti della Società Chimica Italiana 1912, p. 335

[14] A. Coppadoro, cit., p. 79

[15] A. Coppadoro, cit., p..96

[16] vedi Luigi Balbiano da Roma a Milano, Rendiconti della Società Chimica Italiana 1910, p. 7

[17] Cfr. Annuario della Società Chimica di Milano, 1902.





 Chiudi