STORIA Stampa
02/08/1989

N. Nicolini, Avventure e disavventure del sistema metrico decimale

IL MONDO DIVISO PER DIECI

Tra le eredità della Rivoluzione Francese c’è il sistema metrico tuttora in uso

 

di Nicoletta Nicolini

Dipartimento di Chimica

Università “La Sapienza”, Roma

 

 

PARIGI 1791. L’Académie des Sciences è preoccupata. II caos nelle misure ha raggiunto un livello insostenibile. Ogni distretto ha campioni diversi, diverse suddivisioni e diversi metodi di misura, cui si aggiungono le misure arbitrarie dei signori per la riscossione dei tributi.

Cercare di mettere ordine negli abusi e superare il regime feudale non è facile. Che cosa scegliere per misurare una superficie di terreno? II tempo necessario per renderlo produttivo? La quantità dei semi adoperata per un raccolto? La dimensione del sacco che un asino può trasportare senza stramazzare al suolo? E lo stesso per gli scambi commerciali di merce, che in seguito si venderà a peso, ma che ora avvengono per capacità. Ogni mercato ha le sue tradizioni, secondo il tipo di economia prevalente in quel dato luogo. Stabilito comunque che il grano, merce più pregiata, si debba vendere a misura rasa e l’avena a misura colma, si tratta di stabilire quanto debba essere il colmo. E con quanta forza si debba versare il cereale nella misura. E quanti scossoni siano leciti per ammassare il prodotto.

Stando cosi le cose, è chiaro che le contestazioni e le petizioni per dirimere le vertenze che sorgono nelle transazioni commerciali sono innumerevoli. In più c’è il problema della standardizzazione tecnica che riguarda non solo la forma del recipiente ma anche il materiale, soggetti a forti squilibri di conservazione e di durata.

Insomma, dall’inchiesta promossa dall’Académie in questo stesso anno ci sono più di 800 misure legali in tutto il territorio. Decisamente troppe.

Come fare per trovare una base comune per tutti i distretti? Talleyrand ha un’idea: fissare un nuovo prototipo che sia utilizzabile per tutti i casi. E che sia preso dalla natura, per mantenere ancora quella tangibilità necessaria al passaggio dalla rappresentazione concreta a quella astratta.

L’uomo non deve essere più misura di ogni cosa; bisogna cogliere una caratteristica che permetta di paragonare oggetti diversi sotto un denominatore diverso dal principio dell’utilità. Le misure devono essere uguali in tutto il territorio poiché l’uguaglianza è un principio rivoluzionario. Si comincia una fase in cui tutto va misurato in modo nuovo.

Ma altrettanto importante è il significato che si attribuisce alle nuove misure, l’idea che queste possano essere conservate e mantenute per il futuro. Assieme all’uguaglianza ci deve essere l’eternità.

L’idea della natura prevale sulla lunghezza del pendolo che batte i secondi. E il globo terrestre vi si identifica nel modo migliore. Scartata la possibilità di assegnare l’unità di lunghezza a frazioni dell’equatore poiché questo non rappresenterebbe un simbolo universale per tutti i  popoli, si preferisce scegliere il meridiano. Ogni Stato è attraversato da un meridiano e tutti i meridiani sono uguali. Anche il principio di universalità è salvo.

«La Francia ha aperto un compasso, l’ha posto sull’equatore e sul polo. La decimilionesima parte dello spazio compreso tra questi due punti è chiamata “metro”, unità generatrice di tutte le misure».

Il problema ora è quello di determinare con precisione il meridiano o almeno una parte di esso.

Nel giugno del 1792, due astronomi, Méchain e Delambre partono dalle Tuileries in direzioni opposte con il compito di misurare l’arco di meridiano compreso tra i paralleli di Dunkerque e Barcellona. Sarà un viaggio faticoso, tormentato, pieno di inconvenienti, che durerà ben 7 anni durante tutte le fasi della Repubblica. Nel frattempo Lavoisier ha l’incarico di determinare l’unità di massa.

La riforma metrica assume una configurazione patriottica.

Il richiamo del Comitato di Salute Pubblica a uomini di provata fedeltà repubblicana, spinge all’espulsione di molti scienziati dell’epoca dalla Commissione dei Pesi e Misure. Ma Lavoisier è insostituibile. Lo faranno uscire di prigione ogni volta che serve il suo aiuto ed assieme a un cristallografo stabilirà il valore del chilogrammo come la quantità d’acqua distillata contenuta in un cubo di dieci centimetri di lato.

Finalmente è giunto il grande momento. Il 22 giugno 1799 davanti al Consiglio dei Cinquecento e degli Anziani, si presentano i campioni su un cuscino di seta:  una barra di platino e un cilindro dello stesso metallo.

Il “metro vero” e il “chilogrammo della natura”, come vengono chiamate, o “misure repubblicane”, saranno custodite in uno scrigno chiuso a chiave negli Archivi della Repubblica. I simboli sono salvi e ad essi si presta un giuramento di fedeltà.

Ma il problema della riforma metrica non sarà ancora risolto. Per realizzarla dovrà passare più di mezzo secolo. Alle difficoltà create dalla riconversione delle tabelle, all’uso di una nuova nomenclatura con la suddivisione decimale e all’ingente rifornimento di nuovi campioni, si aggiungeranno difficoltà di natura psicologica. Passare dalla categoria misure diverse-prezzo uguale al concetto di misura invariabile a prezzo diverso non sarà facile.

Quando prima della Rivoluzione si invocava un re, una legge, un peso e una misura, probabilmente si  pensava a una particolare misura. La propria.

P.S. I protagonisti della storia hanno avuto una triste fine: Lavoisier è ghigliottinato il 4 maggio 1794 e Méchain muore di malaria contratta durante la determinazione del meridiano il 20 settembre 1804.

 

 

 

LA STAMPA, mercoledì 2 agosto 1989





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